Agli accademici si pone l’accusa di non avere i piedi per terra; ai pratici si pone invece l’accusa di avere quattro piedi per terra

Data Flow è la prima, oggi la sola, software house italiana che commercializza un unico prodotto software, di cui è proprietaria, espressamente progettato e sviluppato per le Aziende che servono il canale consumi fuori casa.
Questa scelta le ha permesso una costante e coerente crescita, portandola ad essere il fornitore principale per questo importante comparto nazionale.

Bollicine Community è considerato lo standard di riferimento, per la ricchezza dei suoi modelli fondati su best practice suggerite e messe alla prova dalla numerosa e composita comunità dei suoi utilizzatori. Aziende anche molto diverse per dimensioni e merceologie trattate, ma che servono lo stesso canale (composto da circa 300.000 locali su tutto il territorio nazionale, che generano un sell out valutato in circa 73 miliardi di Euro).

Si stima che il 40% del fatturato beverage nel canale Ho.Re.Ca. sia sviluppato da Aziende che utilizzano Bollicine Community.

Escludendo le dismissioni per cause di forza maggiore, il tasso di fidelizzazione, che sfiora il 100% è l’attestato del valore della tenuta dell’investimento fatto dalle Aziende che ci hanno concesso la loro fiducia.

Come ci siamo riusciti?

01) 1980

La storia di Bollicine inizia negli anni 80 con il determinante imprinting di Roberto Cavazzini (la Guglielmo Cavazzini è nata nel 1934, oggi Cavazzini Spa) e di  San Geminiano (fondata a Modena a metà degli anni ’70 per iniziativa di nove imprenditori). Ed è proprio dall’incontro con Ermanno Stefani, Marco Cavallo e Giancarlo Bonoretti, che il programma scritto per Roberto diventa un progetto chiaro e preciso e prende il nome Bollicine.

02) NO alle personalizzazioni

Bollicine è cresciuto nel tempo, adeguandosi alle tecnologie, ma quel che più conta alle continue richieste dei clienti tra i quali Partesa, Carlsberg e InBev. Ma anche di imprese trattanti prodotti diversi dal beverage, quali Sammontana SPA e i concessionari Italgel S.p.A. (dal 1993 passata a Nestlé Italiana S.p.A.). Nel tempo, sono stati implementati altri modelli di business quali i negozi di vicinato, le piattaforme distributive, i transit point,  il cash&carry e il porta a porta.

Il percorso non è stato facile. La business idea, lavorare per il prodotto (leggi una comunità di clienti) e non per un cliente, talvolta ha prodotto tensioni. La ragione è che le richieste (o le soluzioni proposte) non erano sempre buone. Un percorso difficile, ma protettivo e vantaggioso per Data Flow, sia per i clienti.

Le così dette personalizzazioni non sono altro che toppe cucite sbrigativamente sui programmi. Pezze. Palliativi. Scorciatoie. Alla lunga, diventano trappole mortali per il prodotto e per i suoi utenti. Vi fareste costruire un’auto su misura?

Noi avevamo in mente di costruire macchine specializzate, non abiti su misura. Sviluppare best practice, non personalizzazioni.

03) NO all'informatica come scelta subita

L’Informatica subita è l’atteggiamento di chi rifiuta drasticamente e in modo aprioristico ogni elemento nuovo e contrastante con la sua formazione ed esperienza, opponendo la ripetizione di se stesso, rinforzando, in modo autoreferenziale, le proprie prassi e il proprio modo di essere come prima e più di prima. Non viene nemmeno immaginata, la concreta possibilità di utilizzare teorie, modelli e tecnologie per assolvere a bisogni e compiti più fondamentali in tutte le aree aziendali, sottovalutando la loro portata strategica, se non decisiva, per il successo dell’impresa.

Ovviamente, non siamo così ingenui da credere che sia sufficiente la “giusta” tecnologia per condurre con profitto l’impresa.

L’informazione e la conoscenza sono essenzialmente creazioni umane, e non riusciremo a gestirle efficacemente se non assegniamo alle persone un ruolo primario: gli investimenti nella tecnologia, punto e basta, non funzionano (Tom Davenport, 1997).

Concordiamo al 100%. Siamo perfettamente consapevoli che la conduzione dell’impresa richiede qualità in gran parte innate e spontanee: intelligenza, prontezza nell’agire, fantasia, intuizione e scaltrezza, capacità e spregiudicatezza, attitudine al comando, egoismo, ambizione al successo e al potere, senso del rischio, fidandosi di qualcosa che è oltre anche all’intuito, di un’immediatezza di valutazioni e azioni, quasi istintiva.

Tuttavia, solo dove “imperano” le doti imprenditoriali e il “come prima, più di prima”, forse l’evoluzione del sistema informativo, può non servire al successo dell’impresa, ma dovremmo anche interrogarci sul futuro della sua azienda, chiedendoci cosa succederà quando, inevitabilmente, finirà la sua opera.

04) SI all'informatica come scelta strategica

Al contrario, l’informatica strategica corrisponde allo stile imprenditoriale che non contrappone aprioristicamente il successo del passato, l’esperienza e le capacità alla tecnologia, bensì li integra. Senza nulla togliere all’esperienza umana, il sistema informatico viene pensato come un asset intangibile della propria Azienda. Per dirla con le parole di Marcus Weldon (presidente dei Bell Labs), l’imprenditore sposa l’idea che “la rivoluzione tecnologica non tende a sostituire il lavoro umano ma ad assisterlo. Il nostro obiettivo non deve essere l’Intelligenza Artificiale ma l’Intelligenza Aumentata. Cioè l’insieme dei dispositivi che trasformano la massa dei dati in informazioni utili a migliorare il lavoro e la vita di ogni giorno”. Il termine Intelligenza Aumentata (richiama la Realtà Aumentata di Google, ma è meglio) si addice a strumenti che attingono a una grande mole di dati presenti nei database aziendali, li elaborano secondo dei modelli matematici ben definiti e forniscono dei risultati all’ “esperto” perché possa prendere delle decisioni migliori.

L’informatica strategica è da sempre stata l’orizzonte proposto alla nostra Clientela.

05) AFDB/LUISS Business School

Ci schieriamo con chi afferma che la teoria ha dei limiti che solo il decisore esperto è in grado di superare. “Quello che conta è l’esperienza di uomini che fanno ogni giorno quel tipo di lavoro”: questo è quello che spesso ci sentiamo dire, ogni giorno. Ma è anche vero che l’enfasi posta ai limiti di una disciplina, il più delle volte solo per un atteggiamento difensivo nei confronti di materie poco conosciute, porti ad associare il concetto di teorico a quello di non pratico.

È nostra convinzione che, strategicamente e in linea di principio, per certe attività, non ci sia nulla di più pratico di un modello teorico supportato dalla tecnologia per dare un apporto decisivo alla gestione delle regolarità, lasciando più tempo all’attività umana per gestire le singolarità, gli eventi non considerati dai modelli.

Ed è proprio la portata culturale di questo paradigma, prima delle difficoltà tecniche, che spesso costituisce una vera e propria barriera alla diffusione delle tecnologie. Per queste ragioni, la formazione di una nuova classe dirigente dedicata all’Ho.Re.Ca. è un passaggio cruciale per un cambio di passo e di cultura.

È con questa convinzione che Bollicine Community ha sempre creduto e incoraggiato la formazione scolastica. Lo ha fatto, diventando partner di AFDB, ma, e questo ci rende orgogliosi, soprattutto portando la sua testimonianza nelle aule del master Ho.Re.Ca. DISTECH.